Giovanni Martina Dosi, Vanni per gli amici, nasce in Friuli a Tauriano appena sotto la catena montuosa delle Dolomiti Carniche. È il 1955.
La famiglia si trasferisce prima a Udine e poi a Milano, ma ha già dodici anni e il forte marchio di una natura dominante sulla vita degli uomini lo ha già segnato nell’animo.
A Milano viene iscritto al Liceo Artistico Statale di Brera dalla madre, sensibile all’ardente amore del figlio per le arti figurative.
Il fermento ideologico, sociale e politico dei primi anni Settanta inserisce Vanni nel contesto scolastico e politico.
Deluso dalla esperienza politica e dai pretesi amici, prima si diploma eppoi si iscrive alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Statale di Milano con l’idea di fare il medico in Africa, rendendo così tangibile il suo amore per il prossimo. Vede in quegli anni nell’arte un mezzo troppo lento a toccare il cuore delle persone al fine di “cambiare il mondo”.
A quaranta riprende la pittura in modo ossessivo. Viaggiando per l’Europa, per l’Africa e l’America, nei musei, nelle gallerie d’arte, sempre alla ricerca di cibo per l’anima.
L’artista partecipa a innumerevoli esposizioni personali e collettive in Italia e all’estero.
Vanni Martina ricorda nel 1990 la personale a San Giovanni Rotondo al chiostro dei frati dove al padre è stata donata la sua ‘ Madre Teresa di Calcutta’.
• 1994- Foggia
• 2003- Berna al Consolato Italiano
• 2004- Milano Spazio Ceriani “Tra sacro e profano”
• 2005- Cuneo presso la Gallo Wine Gallery personale per i “Nudi di Vanni Martina”
• 2005- Roma espone in personale a Piazza del Gesù la sua “Elegia del Nudo” che gli varrà dopo poco la premiazione internazionale per il disegno a Milano
• 2005- Milano Palazzo del Senato premiazione come miglior disegnatore europeo al Premio delle Arti – Premio della Cultura
• 2006- Firenze espone all’Anfiteatro delle Cultura in collettiva per “Nove maestri dell’arte contemporanea” insieme a S. Fiume, M. Rotella, A. Fornelli, G. Grittini, M. Settembrini, F. Scalisi, A. Spagnolo
• 2007- Milano è in mostra permanente in Brera 17
• 2008- Venezia all’Ambasciata del Costa Rica in esposizione viene selezionato per la 52esima Biennale di Venezia
• 2010- Pavia espone in collettiva alla sala del Broletto il progetto “Itinerari dentro”
• 2015- Crema, espone in collettiva in “Ritorno dal Futuro”
• 2017- Milano Brera 17 nella collettiva “Momenti”
• 2020- Premio Guglielmo II Museo Civico di Arte Moderna e Contemporanea
• 2020- Budapest. Primo Premio internazionale Galleria Pinter
• 2020- Premio delle Arti e della Cultura XXIII edizione
• 2020- Milano Collettiva Artestudio26 “Il primato dell’arte”
• 2021- Parigi Premio Arte Expo
• 2021- Mostra personale ”Cercando la luce” presso la Fondazione ATM di Milano nel Progetto “Nuovo Atlante delle Arti” a cura del Prof. Carlo Franza
• 2021- Al Premio International Florence Seven Stars sulla Gran Terrazza del Plus Florence a Firenze, con la giuria presieduta dal prof. Carlo Franza – vince il Premio Internazionale come Artista dell’anno 2021
• 2025- Camino Al Tagliamento (Ud) – Mostra personale ospitata negli spazi di Villa Valetudine. L’esposizione, dal titolo “Errante, eretico, erotico”, segna il debutto in Friuli Venezia Giulia delle opere dell’autore, originario del territorio friulano, che negli anni ha sviluppato un linguaggio artistico personale e radicato nelle tradizioni della sua terra
Cercando la luce
Il mondo di Vanni Martina. di Carlo Franza
L’artista italiano Vanni Martina da anni, ormai, vive l’espressionismo, recuperando le tendenze spiritualistiche e primitivistiche, le stesse espresse a suo tempo dalla pittura di Van Gogh, Gauguin, Munch, Ensor, Toulous- Lautrec, e altri; e nei decenni a noi più vicini da Morlotti, e Giunni fra gli italiani, eppoi Georg Baselitz, Markus Lupertz, A. R. Penck; esso lascia vivere una realtà spirituale che si proietta sull’immagine pittorica piegandola, e talora deformandola, alla propria soggettività (alla propria “espressione”).
Tecnicamente, la pittura espressionista si basa sulla semplificazione e sull’appiattimento intenzionalmente elementari delle forme, in nome d’un violento e talora esasperato cromatismo che diventa così il nucleo espressiva dell’immagine. L’espressionista oggi permane, commisto ad altre componenti, come atteggiamento prepotentemente volitivo di fronte alla realtà.
Nel secondo dopoguerra, vale a dire dal 1950, l’esasperazione di un’attitudine espressionista di matrice nordica è sfociata negli USA nell’espressionismo astratto e protendendosi oltre nel realismo critico; mentre i paralleli fenomeni europei (informale, neorealismo e nuova figurazione ripropongono la sintesi tra le due componenti classica e anticlassica. All’utopia populista e libertaria si contrappone tuttavia drammaticamente il disperato tipicamente nordico pessimismo sulle possibilità di riscatto dell’uomo, gravitante nell’orbita tedesca, ma con un’attitudine rinunciataria e spiccatamente introspettiva.
E veniamo alla pittura di Vanni Martina, tutta istintiva e immediata, essa non si pone il fine di imitare la realtà, ma di crearne una nuova che sia “espressione” del mondo interiore dell’artista.
L’artista friulano, naturalizzato lombardo, recupera l’idea del ribaltamento prospettico, della semplificazione geometrica e della scomposizione e ricomposizione delle forme e dell’uso del colore come autonoma espressione interiore. Talune di queste opere lasciano vivere finestre e stanze, dove i personaggi dipinti sono colti in primo piano e in evidenza, e la rappresentazione non ha profondità spaziale, nemmeno il paesaggio visto dalla finestra.
L’immagine è bidimensionale: la tavola, la sedia, e perfino la donna o l’uomo, o la coppia non sembrano avere alcuno spessore. Anche la finestra aperta su quello che sembra un giardino, appare piuttosto come un quadro appeso alla parete.
Alcune di esse rappresentano delle opere molto celebri, come il paesaggio e la natura di Ennio Morlotti e Piero Giunni.
Il colore è l’elemento costitutivo dei suoi dipinti: il colore compone e scompone le forme e lo spazio. Ogni artificio prospettico è abolito. Il colore nasce dal proprio sentire interiore. Viene annullato il rapporto tra il colore reale delle cose e quello impiegato per la loro rappresentazione pittorica.
Il colore viene svincolato dall’obbligo di riprodurre una realtà preesistente e viene finalizzato all’espressione delle sensazioni che l’artista prova di fronte all’oggetto che riproduce. L’uso del colore in Vanni Martina è quanto di più intenso e vivace si sia spesso visto in pittura, nei suoi dipinti i colori dominanti sono decisamente i primari: rosso, blu e giallo, e non solo, stesi con forza e senza alcuna stemperatura tonale; la costruzione prospettica, indicata solo dalla sottile linea nera che contorna le immagini, lascia inghiottire lo spazio tridimensionale. Al colore viene sacrificata non solo la tridimensionalità dell’immagine, ma anche la definizione dei dettagli; e nelle opere più recenti quelle del 2020-2021 con il ripetersi dei motivi decorativi, crea la sensazione di un’impostazione in maniera astratta ma molto suggestiva. Il colore, infatti, è disposto in modo talmente spaziale ed uniforme da non consentire una facile identificazione dei piani orizzontali e dei piani verticali, proprio perché ha creato una sensazione di luce interna molto diffusa e serena. Basti osservare l’opera “l’aquila” del 2020 dove nel cielo sereno di un azzurro magico vola l’aquila, regina delle Alpi; tutto si apre su uno scorcio di orizzonte tra bianchi e azzurri che danno la sensazione di una natura calma e tranquilla.
È certo che nella prima fase di opere che vanno fino 2010 l’irrealismo e la violenza dei colori, l’abolizione degli artifici prospettici, la semplificazione radicale del disegno, poggiava su una forte carica di drammaticità con l’accentuazione della tendenza alla “deformazione”, alle alterazioni caricaturali della figura, al prevalere di tinte fosche. Il vero elemento che contraddistingueva questo “movimento dei primi decenni tra fine novecento e inizi del duemila era la disarmonia e la contestazione del quadro oggetto di contemplazione edonistica; prediligeva sempre temi quali il disagio esistenziale, l’angoscia, il pessimismo storico, la crisi religiosa del mondo e i veri valori connessi legati a figure come Padre Pio, e infine la critica ad una società borghese ipocrita e decadente.
Molto forte è stato, nel tempo della sua dedizione alla pittura, l’influsso del romanticismo e del primitivismo, con la sua inquietudine nordica contrapposta all’armonia mediterranea. Oggi occorre dire che Vanni Martina è senza dubbio una figura di spessore artistico nel panorama italiano; e un artista, protagonista di spicco della Brücke, Ernest Ludwig Kirchner, appare parallelo al suo lavoro; oltre che a viverne l’anima di questo mondo in trasformazione, per via dell’essere pittore dalle spiccate qualità introspettive è anche quello che, prima degli altri, ha volto la sua attenzione al tema sociale e urbano. Le donne rappresentate, con i loro abiti e cappelli eleganti ma eccessivi e con il trucco pesante e appariscente, rappresentano il simbolo del vizio e della decadenza, il nudo femminile invece, è spesso simbolo di purezza, di autenticità, di legame primitivo con la natura. Nel dipinto “Il femminino” del 2008, vediamo una donna nuda, ostensiva del suo vivere anche in un paesaggio naturale; si noti l’irrealtà dei colori, evidenziabile nelle tonalità acide e nelle pennellate di verde sul giallo del corpo; il contrasto cromatico è però attenuato e anche la spigolosità delle forme, a favore di una maggiore morbidezza. Non meno interessante lo sguardo sulla natura. Per far questo deve avere uno sguardo aperto, incantato, come quello dei bambini, cioè in grado di stupirsi e di andare oltre il visibile. Dipingere la natura per Martina non significa rappresentare l’astrazione di un’idea (vedi il “Monte Franza 2021”),
l’immobilismo di un concetto; al contrario, il suo fare è movimento, spazialità, temporalità, è rendere con la pittura il continuo divenire della natura. Infine, nella sostanza del proprio immaginario, Vanni Martina è un poeta, un lirico dei colori. Lirico per il suo immaginare fortemente evocativo, certo in un coinvolgimento di livelli che dal suo vivere quotidiano si spingono verso implicazioni psicologiche, sentimentali, passionali, umorali, e di suggestioni culturali – forsanche legate alla storia del suo tempo affettivamente partecipate più come occasioni rivelatorie che come lezioni di stile. E questo immaginario, oggi, ci consegna una sua storia pulsante di episodi, figure e gorghi differenziati, sgranati in un tessuto pittorico carico di memorie percettive, e capaci delle possibilità di un discorso pittorico più ricco.


