“La vita è un’isola in un oceano di solitudine: le sue scogliere sono le speranze, i suoi alberi sono i sogni, i suoi fiori sono la vita solitaria, i suoi ruscelli sono la sete.

La vostra vita, uomini, miei simili, è un’isola, distaccata da ogni altra isola e regione.

Non importa quante siano le navi che lasciano le vostre spiagge per altri climi, non importa quante siano le flotte che toccano le vostre coste: rimanete isole, ognuna per proprio conto, a soffrire le trafitture della solitudine e sospirare la felicità.

Siete sconosciuti agli altri uomini e lontani dalla loro comprensione e partecipazione.”

(K. Gibran)

Giovanni Martina Dosi, Vanni per gli amici, nasce in Friuli a Tauriano appena sotto la catena montuosa delle Dolomiti Carniche. È il 1955.
La famiglia si trasferisce prima a Udine e poi a Milano, ma ha già dodici anni e il forte marchio di una natura dominante sulla vita degli uomini lo ha già segnato nell’animo.
A Milano viene iscritto al Liceo Artistico Statale di Brera dalla madre, sensibile all’ardente amore del figlio per le arti figurative.
Il fermento ideologico, sociale e politico dei primi anni Settanta inserisce Vanni nel contesto scolastico e politico.
Deluso dalla esperienza politica e dai pretesi amici, prima si diploma eppoi si iscrive alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Statale di Milano con l’idea di fare il medico in Africa, rendendo così tangibile il suo amore per il prossimo. Vede in quegli anni nell’arte un mezzo troppo lento a toccare il cuore delle persone al fine di “cambiare il mondo”.
A quaranta riprende la pittura in modo ossessivo. Viaggiando per l’Europa, per l’Africa e l’America, nei musei, nelle gallerie d’arte, sempre alla ricerca di cibo per l’anima.